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Il Mentoring come pilastro del benessere organizzativo: oltre la crescita professionale

Nel mercato competitivo odierno, le organizzazioni sono sottoposte a una pressione costante per coltivare ambienti in cui i dipendenti si sentano apprezzati e impegnati. In questo contesto, il mentoring è emerso non solo come uno strumento per lo sviluppo delle competenze, ma come un canale fondamentale per promuovere il benessere psicologico e la soddisfazione lavorativa. La letteratura scientifica spiega che una relazione di mentoring di alta qualità funge da “agente socializzante”, fornendo supporto strumentale e psicologico che mitiga lo stress correlato al lavoro.

Mitigare lo stress e prevenire il burnout

Uno dei contributi più significativi del mentoring al benessere del lavoratore è la sua capacità di agire come cuscinetto (buffer) contro le condizioni di lavoro avverse. La ricerca dimostra che il mentoring ha effetti diretti nel ridurre le dimensioni del burnout, una sindrome psicofisica caratterizzata da esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale.

Per figure professionali ad alto stress, come infermieri e ostetriche, i programmi di mentoring sono diventati essenziali per affrontare sfide aggravate dalla pandemia di COVID-19, tra cui l’aumento dei carichi di lavoro e l’attrito del personale. Attraverso il supporto di un mentore, i lavoratori possono sviluppare la propria identità professionale e competenza personale, riducendo la tensione fisica e psichica derivante dalle pressioni quotidiane.

Il ruolo dell’umorismo nella dinamica relazionale

Un aspetto spesso trascurato ma vitale per il benessere nelle relazioni di mentoring è la dinamica interpersonale, in particolare l’uso dell’umorismo. Infatti, l’umorismo del mentore, sia esso positivo o negativo, influenza direttamente la soddisfazione dell’allievo.

L’uso di un umorismo costruttivo (affiliativo e di auto-accrescimento) funge da catalizzatore per costruire relazioni solide e aumentare la produttività, alleviando la tensione e facilitando la comunicazione. I mentori che impiegano l’umorismo in modo positivo sono percepiti come più attraenti dal punto di vista interpersonale, migliorando il clima lavorativo e potenziando psicologicamente i propri collaboratori. Al contrario, un umorismo aggressivo o auto-svalutante può danneggiare la qualità della relazione e, di conseguenza, il benessere del dipendente.

Senso di appartenenza e inclusività

Il mentoring gioca un ruolo cruciale nel promuovere il senso di appartenenza e il lavoro di squadra, elementi che hanno un impatto profondo sulla soddisfazione lavorativa. Questo è particolarmente evidente in contesti multiculturali. Ad esempio, programmi specifici come il Deadly Aboriginal and Torres Strait Islander Nursing and Midwifery Mentoring (DANMM) in Australia sono stati progettati per affrontare l’isolamento culturale e il razzismo sistemico, fornendo un supporto culturalmente sicuro che migliora la ritenzione del personale e il benessere generale.

Il sentirsi “parte di una squadra” e avere un manager accessibile e solidale che offra coaching o mentoring sono fattori determinanti per la longevità professionale. Quando i lavoratori sentono che il loro contributo è valorizzato e che hanno uno spazio sicuro per discussioni tra pari, la loro autostima e la percezione di rilevanza del proprio lavoro aumentano significativamente.

Impatto sui risultati organizzativi

Il benessere derivante da un buon mentoring si traduce in vantaggi tangibili per l’organizzazione. La soddisfazione per la relazione di mentoring influenza favorevolmente l’impegno verso l’organizzazione e la soddisfazione lavorativa globale. Questi sentimenti positivi sono inversamente legati alle intenzioni di turnover.

In sintesi, i dipendenti che beneficiano di un mentoring di alta qualità:

  • Sperimentano una maggiore chiarezza di ruolo, che riduce l’esaurimento emotivo.
  • Mostrano un maggiore attaccamento psicologico al contesto organizzativo.
  • Possiedono risorse migliori per far fronte alle sfide lavorative grazie al modello fornito dal mentore.

Conclusioni e direzioni future

Le fonti suggeriscono che le organizzazioni dovrebbero considerare l’umorismo e le abilità relazionali come criteri nella selezione dei mentori. Inoltre, l’implementazione di gruppi di mentoring tra pari (peer mentoring) può offrire benefici qualitativi a basso costo, migliorando la connessione sociale e la produttività professionale in un ambiente sicuro.

In conclusione, il mentoring non deve essere visto solo come un trasferimento di conoscenze tecniche, ma come una strategia di benessere globale. Investire in programmi che promuovano il supporto psicologico, il senso di appartenenza e dinamiche relazionali positive è essenziale per trattenere talenti e garantire una forza lavoro sana e motivata in tempi di incertezza.

A cura del Dott. Alberto Marchetti
Dott. Alessandro Bargnani | CEO Health & Human Performance Institute

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